Ex Convento Santa Maria degli Angeli di Martogna
– Erice (Trapani) –
Bed and Breakfast Ashram

Giù nella china del monte Erice alla costa scoscesa di ponente e maestro, oltre a due miglia dalla nostra città e tre di Trapani, v’ha una pittoresca contrada chiamata Martogna, luogo opportunissimo al ritiro e alla meditazione.

- G. Castronovo, Palermo, I Conventi di Erice, 1872.

Vi si giungeva da una trazzera che da Trapani conduce fino al convento o dall’attuale provinciale per Erice.

Il convento e le terre, per effetto delle leggi per l’alienazione dei beni ecclesiastici, 7 luglio 1866 n.3036 e 15 agosto 1867 n.38486, con avviso d’asta n 55 del 7 luglio 1868 veniva posto all’incanto col metodo della candela vergine dalla delegazione demaniale per la liquidazione degli stessi: lotto n.635 Convento in monte San Giuliano di Maria SS. degli Angeli di Martogna:

“Casa di abitazione già sede del convento, composto di numero 10 stanze al piano terreno con stalla, pagliera, magazzeno per legna, casa del colono, magazzeno: con macina d’ulive e strettoio; numero 14 stanze al piano primo e numero 6 al secondo, spazioso terrazzo con cisterna, cappella e sagrestia. Una tenuta di terre circo­stante alla detta casa; rampante e montagnosa, coltivata ad oliveto, sommacco, seminiero, con alberi di carrubbe, mandorle e fichi d’India, denominata Martogna.”

Alla gara parteciparono i Signori: Natale Vulpitta, Giuseppe Sardo, Annibale Giannitrapani ed Antonio Poma.

La gara fu aggiudicata al Poma per £ 12.912.

Quadro storico
Ex Convento Santa Maria degli Angeli

Trapani agli inizi del XVI secolo fu punto d’ approdo e d’ imbarco per gli uomini dell’ armata di Carlo V, impegnato nella guerra contro gli infedeli africani. Moltissimi i feriti che rientravano ed a loro conforto si dedicava tale frà Jacopo da Gubbio, al secolo Michele Furnari ,vestito di un saio di colore grigio, di stoffa ruvida detta “albracio”.
 
Frà Jacopo, nato a Gubbio nel 1507 entrò giovanissimo nell’ ordine dei frati minori.
Nel 1525, avendo frà Matteo da Basco fondato l’ ordine dei Cappuccini , Jacopo vi aderisce e, causa le polemiche intercorse fra i due ordini francescani, lascia l’ Umbria e si imbarca per raggiungere il Marocco avendo ottenuta dal Papa Paolo III licenza di poter predicare sia ai fedeli che agli infedeli.
 
Le avverse condizioni atmosferiche lo fanno approdare a Palermo , dove conobbe Carlo V.
Allo scopo di unirsi all’armata dell’ Imperatore, Jacopo raggiunse Trapani a piedi e, non essendoci in città alcun convento dei Cappuccini, fu ospitato dai frati nella chiesa di San Francesco di Assisi, dove predicò per un’intera Quaresima.
 
Particolare impressione destò il frate nella città per le sue capacità oratorie “ sentirlo predicare con tanto zelo era cosa che commoveva profondamente, e che mise presto a soqquadro tutta Trapani. Alla sua predica ci andavano li principali uomini e donne ”, riferisce Michele Bugio, trapanese e discepolo di frate Jacopo.
 
Erano passati cinque anni dall’ultima carestia, quando, a poche settimane dallo scioglimento della lega “antinfedeli” composta dal Papa, dalla città; di Venezia e da Carlo V, nel febbraio del 1538 , arrivarono a Trapani 600 soldati spagnoli provenienti dalla vicina guarnigione di Mazara, per il rientro nella Penisola Iberica.
 
I trapanesi si rifiutarono di ospitarli nelle loro case per cui gli Spagnoli si dettero alle razie.
 
Frà Jacopo ed i suoi frati si dettero da fare, affiancando le autorità cittadine, per far tornare la calma in città.
L’atto rogato in Trapani il 29 maggio 1540 presso il notaio Francesco LOMBARDO ci tramanda la donazione fatta dal Cavaliere Giacomo FARDELLA al frate Jacopo da Gubbio ed ai suoi discepoli di “alcune terre forti dette pendenti in contrada dei Santi Cosma e Damiano vicino la grutta della trova”.
 
In queste terre il frate organizzò un oratorio composto da un “ capanno ” ed un “ dammuso ” per la sua abitazione.
Con la bolla pontificia del 31 maggio 1540 furono ammessi alla regola del terzo ordine francescano.
I frati nel 1541 fondarono un monastero femminile intitolato alla SS. Trinità detto della Badia Grande.
 
Nel 1542 organizzarono anche un reclusorio per le orfane ed un monastero per le ree pentite sotto il nome della Maddalena. Nel 1542 durante le prediche quaresimali, tenute in Erice da frate Jacopo, una giovane, tale Angela Coppola, espresse il desiderio di poter prendere i voti presso la Badia Grande di Trapani. Venne accolta con tutta la sua cospicua dote.
 
Nello stesso anno il viceré di Sicilia, Giovanni De Vega, molto amico di frate Jacopo, fece costruire a sue spese due sottopas­saggi per unire il reclusonio ed il monastero della Maddalena con l’aula magna della Badia.
 
Il Monte di pietà, intanto, tentava di estromettere frate Jacopo dal governo spirituale dell’orfanotrofio e, con l’aiuto della potente famiglia Coppola, avversava le istituzioni di Jacopo. Il frate fu calunniato ed accusato di “ delitti innominabili ” presso il Vescovo di Mazara.
 
Venne arrestato e rinchiuso nel castello della città. Trattandosi di religioso gli atti di accusa vennero trasmessi a Roma al Cardinale Rodolfo Carpi, allora protettore del Terzo Ordine e vescovo della città di Agrigento.
Il Cardinale incaricò il canonico Girolamo Valentino, suo vicario generale, di recarsi a Trapani e di inquisire l’ opera di frate Jacopo.
 
L’ inchiesta condotta accertò l’ innocenza del frate che venne scarcerato.
Lo stesso Vicario il 30 giugno 1546 , nella chiesa di San Francesco di Assisi di Trapani, pubblicamente proclamò Jacopo innocente dalle accuse addebitategli. Il cardinale Carpi, informato della sentenza, lo invitò a fondare in Agrigento un monastero femminile del terzo ordine.
 
Nel 1546, con l’approvazione ponteficia, i “frati scalzi” abbandonarono per l’insalubrità dell’ aria la contrada dei SS. Cosma e Damiano per ascendere “nell’ erta contrada di Vallechiara detta volgarmente Martogna”.
Dagli scritti del convento, custoditi presso l’Archivio di Stato di Trapani, si è accertato che nel luogo vi era già un insediamento a torre risalente al 1300 edificato dai CHIARAMONTE unitamente ad una fonte con sua “abbiviratura”.

In Martogna posero i frati la prima pietra e lì nacque il primo convento del terzo ordine francescano regolare di Sicilia (come riferisce il PIRRI).
Sistemarono gli orti e piantarono frutteti.
 
Intanto all’ acquedotto di Bonagia, che alimentava la città di Trapani, fu allacciata, per aumentarne la portata, la fonte di Chiaramosta. Poiché la condotta idrica passava dietro il convento di Martogna, i frati chiesero al Senato della Città una presa d’acqua per i loro bisogni. Il diniego del Senato indusse il Viceré De Vega ad ordinare la concessione dell’acqua comunale al convento.
 
L’atto del De Vega fece diventare i frati i primi utenti privile­giati dell’ acquedotto comunale trapanese, poiché tutti i cittadini dovevano approvigionarsi presso le fonti pubbliche.
 
Dai registri contabili del convento di Martogna si rileva che i Frati per la costruzione della fontana e della abbiviratura sostennero una spesa di 13 onze, 28 tari e 16 grane. Martogna divenne luogo di studio e i frati vi crearono una buona biblioteca ed ebbero una rendita annua di 315 onze dai devoti ericini.
 
Al Carpi successe, come protettore del terzo ordine, il cardinale Carlo Borromeo che concesse ai frati il privilegio che solo il ministro generale dei frati minori conventuali poteva effettuare la visita canonica nei conventi retti ed abitati dai frati, ed in quel periodo padre Antonio Sapienti d’ Aosta esercitò tale visita.
 
Il 3 luglio 1568, Papa Pio V ordinò che tutti i frati e le mona­che del terzo ordine fossero sottoposti all’ ordine dei frati minori, perdendo, quindi, il privilegio di poter eleggere il loro provinciale.
 
Il provinciale dei frati minori di Sicilia, venuto a Trapani, impose ai frati ed alle monache la sottomissione e la obbedienza. Frate Jacopo rifiutò l’imposizione in quanto le sue istituzioni erano sotto la diretta protezione del cardinale Carlo Borromeo.
 
Il provinciale dei frati minori, in forza della bolla pontificia, scomunicò tutte le monache ed i frati del convento di Martogna e fece incarcerare frate Jacopo . Diversi frati si recarono a Roma per implorare aiuto alla Santa Sede. Fra questi vi era frate Girolamo Rizzo da Trapani, il quale ottenne dal cardinale Giulio Feltre della Rovere, succeduto al Borromeo, il chiarimento ed anche il privilegio di poter celebrare in Martogna il primo capitolo provinciale del terzo ordine regolare francescano di Sicilia. In conseguenza il Rizzc venne eletto alla unanimità primo provinciale del terzo ordine regolare di Sicilia. Frate Jacopo venne chiamato a Roma dove il Papa lo invitò ad indossare l’abito cappuccino.
Morì a Roma il 29 dicembre 1580.
 
Il convento di Martogna divenne il centro spirituale del terzo ordine, tanto che l’ 11 novembre del 1600 fu scelto da Clemente VIII a luogo di noviziato . “Ha un solo corridoio largo e decente . Molto ricca di opere scelte n’era un tempo la Biblioteca, se non che vennero in massima parte trasportate nella Biblioteca del Convento di S. Rocco in Trapani”.
 

in questa immagine si vedono Documenti dell'Ex Convento Santa Maria degli Angeli

Documenti dell'Ex Convento Santa Maria degli Angeli

 
L’antica chiesa di S. Maria degli Angeli fino all’infausto 1866 fu destinata dai frati a refettorio; nella parete di ponente era collocato una tela rappresentante l’ultima cena . La nuova Chiesa, ad unica navata,ornata di mensole che sostenevano piccoli archi gotici, scusanti d’imposta alla volta, aveva un solo altare basso a destra con un quadrone raffigurante Sant’ Anna in tela ad olio.
 
Il Cappellone, chiuso da un cancello sopra colonnette di stucco, presentava ornati di stile barocco. Sull’ara massima veneravasi la Titolare Santa Maria degli Angeli, tela ed olio di vetusto pennello.
Dentro il Cappellone, a sinistra, un sarcofago di pietra, rac­chiudente le ceneri di Giovanni Francesco Riccio, Barone di Favignana morto nel 1570.
 
Le pareti della Chiesa erano fregiate delle stazioni della via Crucis su quadretti ad olio.
Fuori dal Convento nella parte superiore vi sono due conserve d’ acqua: la prima a poligono irregolare è profonda “palmi 15 e mezzo, ed ha il muro della spessezza di palmi 6”, la seconda di figura quadrilatera è profonda “palmi 19 e mezzo, lunga 56 larga 30, ed ha il muro della spessezza di palmi 8”.
 

BIBLIOGRAFIA

Ex Convento Santa Maria degli Angeli

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